La confessione pasquale nel tempo dell’epidemia o calamità

29 Marzo 2020
La confessione pasquale nel tempo dell’epidemia o calamità

Poiché si verificherà l’impossibilità di celebrare il sacramento della penitenza, per la ragionevole e responsabile prudenza legata all’attuale emergenza sanitaria, si ricordi quanto la Chiesa insegna: quando si è sinceramente pentiti dei propri peccati, ci si propone con gioia di camminare nuovamente nel Vangelo e, per un’impossibilità fisica o morale, non ci si può confessare e ricevere l’assoluzione, si è già realmente e pienamente riconciliati con il Signore e con la Chiesa (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1451-1452).

 

Pertanto, a misura della sincerità del pentimento e del proponimento, nell’intimità con il Signore :

  • si faccia un serio esame di coscienza (di cosa ringrazio e di cosa intendo domandare perdono) ;
  • con una preghiera spontanea e personale si compia un atto di profonda contrizione: si esprima cioè il dolore per i propri peccati;
  • si scelga un gesto di penitenza che in qualche modo ripari al male commesso e rafforzi la volontà di servire il Signore;
  • si reciti questa Preghiera: “Signore Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore” oppure “Pietà di me, o Signore, secondo la tua misericordia; non guardare ai miei peccati e cancella tutte le mie colpe; crea in me un cuore puro e rinnova in me uno spirito dio fortezza e di santità” (oppure atto di dolore – non il “Gesù d’amore acceso” poiché preghiera non prevista dal rito della penitenza). Si termini recitando un Padre Nostro.

 

Non appena termini l’attuale emergenza, si cerchi comunque un confessore per la confessione e l’assoluzione.

 

L’impossibilità di celebrare il sacramento non impedisce alla misericordia infinita di Dio di raggiungere, perdonare, salvare ogni suo figlio, ogni sua figlia.

 

Dalla nota del Vicario generale della diocesi e dal decreto della penitenzieria Apostolica