Epifania del Signore

Comunità Pastorale di Brugherio

Pasqua 2018

Gli auguri di una Buona Pasqua del Signore

 

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Carissimi,
  Il tempo, come si suol dire, "passa", ma forse è meglio dire che "vola": ancora una volta siamo qui a fare memoria di un avvenimento accaduto duemila anni fa, che non solo vogliamo ricordare appunto con la nostra memoria, ma per i cristiani, per la Chiesa, è in qualche modo un rivivere nella celebrazione la morte e la risurrezione di Gesù, la sua Pasqua.

Che cosa ci vuol dire questa Pasqua? Ovviamente ognuno di noi ha la sua vita, la sua storia, i suoi momenti, i suoi pensieri e desideri. Pensando in maniera molto semplice di poter fare gli auguri a tutti, uomini e donne, indistintamente, di ogni fede e cultura, mi veniva in mente la pagina di Luca, capitolo ventiquattresimo, una pagina famosissima, cosiddetta dei "due discepoli di Emmaus". Mi sembra che possa bene richiamarci al cammino della vita, della vita di questi due discepoli prima di tutto, che tornano a casa il primo giorno dopo il sabato – secondo il computo ebraico della settimana – disperati: "Speravamo". Quel verbo descrive proprio il loro cuore: speravano che questo Gesù fosse davvero il Messia, l'atteso Messia che finalmente potesse rialzare le sorti d'Israele. E invece quella pietra rotolata davanti al sepolcro sembrava aver chiuso, sigillato in maniera inesorabile, quella speranza. Se ne tornano a casa, appesantiti dentro, non dai chilometri, ma nei cuori. Non sperano più, non c'è un futuro, si tratta di "tirare avanti", come certe volte si dice. Ecco, allora si accompagna a loro Gesù, ma non lo riconoscono. Gesù li provoca, parlano di cosa è accaduto a Gerusalemme, poi Gesù fa mostra di tirare avanti, ma lo fermano a casa loro. Lo riconoscono nello spezzare il pane, quel gesto dell'ultima cena che preannunciava il significato di quella morte in croce, che non era solo un rifiuto, l’esecuzione di una pena capitale e basta, ma che, da parte di Gesù, dentro il rifiuto, dentro la cattiveria umana, dentro il peccato, è il darsi, perché noi abbiamo a vivere una vita nuova, la sua con lui.

Mi pare quindi che davvero questa Pasqua possa essere, nella sua semplicità, essenziale; possa essere la riproposizione non stanca, non monotona, non ripetitiva, di una presenza che ci accompagna nella vita, che magari non sempre riconosciamo – per tanti diversi motivi – ma che senz'altro c'è. E ci sono i segni di questa presenza che è da leggere, da vedere e da ascoltare. È una presenza che si comunica dentro fatti, momenti, incontri, dentro quel segno debole ma certo di quella comunità di Gesù, che da quel mattino di Pasqua ha ripreso ad andare con lui riconoscendolo come il Signore.

Carissimi, il mio augurio è questo: poter riscoprire, approfondire, puntare nuovamente su questa presenza: è quella del Signore Risorto. È la presenza che ci tiene in piedi, che ci apre un futuro e ci sostiene, anche nella "valli oscure" che magari possiamo attraversare in questo momento. È una presenza certa, è una presenza che davvero può dar senso, e lo dà se – come dice il centurione nel vangelo di Marco – sappiamo guardare a Gesù morto in croce come quel Figlio di Dio che è venuto per noi a vincere la sua e la nostra morte.

Quindi auguro davvero a tutti che questa Pasqua sia un'apertura ad una speranza che ci è data e sostenuta da questa presenza, quella del Signore Gesù.

BUONA PASQUA A TUTTI!!

don Vittorino